di Enrico Ianniello (a partire dall’originale di Collodi)
Regia Enrico Ianniello
Con Moreno Bernardi e Enrico Ianniello
E se Pinocchio non fosse mai uscito da quella stanza fredda e solitaria dove Geppetto — mosso da un momento di profonda solitudine — lo ha scolpito per dare forma al proprio mondo e avere un po’ di compagnia?
E se tutti gli incontri, le situazioni e le decisioni che il burattino si trova costretto a vivere — perfino al prezzo di dover dire qualche bugia per poter sopravvivere in quella realtà apparente e imprevedibile, senza alcuno strumento né guida — non fossero altro che frammenti di uno spettacolo vitale immaginato da suo padre? Forse solo per giocare con i propri sentimenti e con quelli di quel pezzo di legno che ha preso vita, in un delicato gioco di proiezioni e specchi?
E se la Fata, il Grillo, il Gatto e la Volpe, Lucignolo o l’Omino di Burro non fossero altro che personaggi di un piccolo teatro domestico, interpretati da un Geppetto eccentrico e appassionato, deciso a educare, correggere o — persino — moralizzare attraverso il gioco teatrale?
Dopotutto, Pinocchio è un burattino. E, se vogliamo essere coerenti, non può muoversi da solo. Il suo burattinaio dovrà guidarlo tirando i fili — fili che gli danno movimento, gli permettono di fare strada e che allo stesso tempo lo orientano e lo definiscono.
E — chissà? — quando questo pezzo di legno scoprirà di essere diventato un bambino in carne e ossa nel momento esatto in cui vedrà la prima goccia di sangue, forse non saprà bene dove andare… avrà soltanto tra le mani — e ai piedi — due gambette fragili e coraggiose di una creatura che comincia a camminare, finalmente, con le proprie forze.
Spettacolo in spagnolo e italiano.
Una produzione di Teatre Akadèmia e Casa del Contemporaneo.